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CARLO CASTELLANETA
[...] ancora oggi, quando incontro una
sua opera della serie Jazz-man (dipinto o inci-sione che sia) ritrovo le
atmosfere di que-gli anni ruggenti. Rivedo il piatto del batte-rista
vibrante sotto i colpi di spazzola, lo scintillio del sax alla luce delle
lampade, la cortina di fumo azzurro che si alzava dalle file dei fumatori,
il ghigno del pianista, gli strilli d'incitamento delle ragazze, in un
batticuore che il ritmo della musica solleci-tava fino all'orgasmo. Parlo di
cinquant'anni fa e sembra ieri. Sarā che Giancarlo ha conservato la stessa
faccia di ragazzo di quando, non ancora baciato dal successo, scambiava i
suoi olii con piatti di tagliatel-le delle sorelle Pirovini, e poi andava a
gio-care a boccette fino alla tre di notte nel mitico bar dell'Oreste.
Era una Milano che, a pensarci adesso sembra una favola, piena di personaggi
incredibili, come Lucio Fontana che teneva banco al Giamaica parlando di
spazialismo con la sua cadenza sudamericana, e Morlotti che calava il
settebello al tavolo dello Scopone.
Ecco, di questa Milano che prima di ogni altra cittā italiana aveva scoperto
il jazz e sognava di diventare New York, Giancarlo Cazzaniga č stato con i
suoi dipinti il cantore. Anzi il poeta.
(2000)
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