Giancarlo Cazzaniga
La storia
La Bibliografia
Archiviazione
Archivio fotografico
Stampa

Catalogo Opere
Cieli
Gelsomini
Ginestre
Girasoli
Glicini
Jazzman
Magnolie
Ninfee
Varie
 
In vendita

FLAVIA BENVENUTO STRUMENDO


La disarmonia tra il mondo naturale e la sua rappresentazione nasce dalla rottura tra l'interiorità, come luogo del nostro sapere, e l'esteriorità come dimora dell'esperienza, del rapporto con il mondo. Il bisogno di dialogo con la natura spesso, nell'arte contemporanea, si traduce in un atto volontaristico, lirico e drammatico insieme; l'artista emblematizza gli elementi del paesaggio, quali "topoi" visivi di un "viaggio" articolato su microeventi, scolpito dall'enigma del quotidiano e destinato a consumarsi in una ricerca inconcludente di un approdo appagante. Compreso in un destino "oscuro", colloquia segretamente con il paesaggio: fruscii, messaggi indecifrabili, sussulti scuotono il suo cuore avvertendolo che il vero senso della vita è celato da un velo sottile e che l'intuizione di una verità può scaturire improvvisa da un incontro... Cazzaniga, nell'incognita attesa, ascolta, coglie gli umori, le vibrazioni, l'anima che gli oggetti naturali sottendono. Il suo scritto pittorico, vigoroso e delicato, è governato da un registro accorto, maturato attraverso un meditato innesto di atmosfere lombarde con altre di respiro internazionale, in una continua ricerca di stimoli e di sperimentazioni tecniche (olio - pastello - acquerello - incisione....). Formatosi nel febbrile ambiente esistenzialistico della Milano degli anni 60, Cazzaniga trova nel colore e nel gesto una personale misura per disegnare la parabola della sua poetica e della sua intima problematica esistenziale. Incarna il suo microcosmo interiore in una vena lirica espressa con una pennellata indefinita, vaga, con sfumature e contrasti cromatici, che abbozzano le immagini variando una tematica costante (paesaggi floreali) nei modi più imprevedibili. Paesaggi, marine suggeriti dalla terra natale o dai luoghi esplorati nei suoi viaggi (Sicilia, Marche...) vengono vestiti di una cromia vibrante, irradiata dalla luce, che li sorprende in un attimo e li lascia sospesi in una atmosfera rarefatta. I fiori, le foglie si aprono per scoprire l'intima essenza della vita; i loro contorni resi, con abilissimi accorgimenti, con esatti rapporti di tono, lievi e fragranti, si stemperano nello spazio - uno spazio mentale - custode di ricordi di trepide mutazioni, quasi depositario della ossessione di concretare un'ansia, captando e svelando il sentimento profondo di un momento. Quando indaga una natura aspra e tumultuosa (ginestra) la avvolge di una luminosità perlacea, di silenziosa e melanconica solitudine, evocatrice sì di reminiscenze leopardiane ma riconfigurata in un "sistema" nuovo orchestrato su una nuova esperienza umana e culturale, velata, anche nella pienezza di sensazioni, di un'ombra di inquietudine.
(2001)

Sulla scena artistica contemporanea G. Cazzaniga è una presenza che si distingue per squisita discrezione e straordinaria semplicità.
La sua notorietà, in larga misura, è legata all’essere tanta sua pittura musica e, in particolare, musica jazz. Tra musica e pittura esistono profonde corrispondenze. “La musica non dovrebbe essere altro che l’eccedenza di un grande silenzio” (Yourcenar), l’approdo di una appassionata esplorazione interiore governata da vibrazioni, da sensazioni che influiscono sulle emozioni, sui pensieri, sui sentimenti. La pittura, quale musica silenziosa, è il mezzo per rappresentare l’invisibile, per dare corpo alle apparenze oltre il visibile.
G. Cazzaniga si forma nell’ambiente fervido ed irrequieto della Milano del dopoguerra. Agli esordi, si impegna a testimoniare il proprio tempo e a conquistare una propria identità linguistico espressiva. Coltiva l’idea di arte come attività conoscitiva che va al di là del gusto edonistico e che supera l’orizzonte delimitato dal sistema tradizionale delle arti visive.
Nella ricerca di un suo stile, che è anche ansia di verità, medita e riporta all’interno le sollecitazioni culturali che respira nella “sua” città e che animano la discussione di intellettuali e di artisti che sente affini.
Sceglie, come compagni di strada, giovani controcorrente, attrezzati culturalmente, un po’ dissacratori, un po’ bohemies che intendono infrangere vecchie regole del sentire e del vedere e che si interrogano sul senso dell’esistenza e delle esperienze umane.
La Milano di quello scorcio di tempo, “bella” e solidale li accoglie in spazi consacrati, specchio di una cultura che vuole capire il mondo e ridisegnarlo alla sua maniera; luoghi-segni in cui si suona e si ascolta il jazz, una musica nuova, moderna, rivoluzionaria, dall’intensa carica ritmica. Essa esprime insieme una visione del mondo e un modo di fare musica di cui G. Cazzaniga avverte la fascinazione.
Toccato dall’accento più interiore delle note del cool-jazz — vicine alla sua poetica intrisa di umori esistenziali — quasi a voler sottolineare la sua vicenda con gli accordi suonati da altri musicisti, li “prolunga” trasferendoli sulla tela; li incarna nei suoi jazzmen che, sfidando l’usura delle mode, costituiscono uno dei temi dominanti tutta la sua parabola artistica sempre garantita dalla qualità pittorica.
Cazzaniga caratterizza la sua pittura, che è passione ed inquietudine, con passaggi sensibilissimi ed interventi fulminei e determinati. Rappresenta in ambienti pervasi da un’aura misteriosa immagini scarne, sottratte ad ogni lusinga di piacevolezza, cariche di tensione emotiva, giocate su un’accorta calibratura di atmosfere soffuse e di gesti perentori.
I protagonisti, i jazzmen, appaiono isolati, immersi e circondati dal suono e soffocati dal fumo di interni notturni, dilatati verso confini immateriali che determinano un incantamento irreale.
L’intensità della riflessione poetica dell’artista si dispiega nella colorazione profonda e sorvegliata, nelle pennellate di biacca, quali improvvisi balenii che illuminano grigi morbidi, strisciati di accensioni di gialli fluorescenti; nei segni o nelle tracce di neri rapidi ed allusivi che, spesso, si aggrovigliano e si intrecciano definendo in modo convulso strumenti e musicisti, un unicum percorso da un’energia che pare furia.
La strategia espressiva di G. Cazzaniga, pur lontana dalla descrizione, ha in sé un alto potere narrativo: ogni pennellata, ogni segno prescindono dal pretesto del soggetto e rimandano ad una realtà superiore, alla poesia dell’artista ovattata da una sottile ritrosia e da un’insoddisfazione intima e sospesa che segnalano una dimensione privata meditativa, un’anima che — nel sentire quel particolare senso di malinconia che tutti gli spiriti veramente pensosi sperimentano nel corso della vita — è presente a se stessa nella raggiunta consapevolezza
“che ogni casa è un candelabro
dove le vite ardono
come candele isolate”
(Jorge Luis Borges,
Strada ignota).
(2007)

Antologia Critica
Alberico Sala
Alfonso Gatto
Arturo Carlo Quintavalle
Boris Brollo
Carlo Castellaneta
Claudio Malberti
Claudio Rizzi
Flaminio Gualdoni
Flavia Benvenuto Strumendo
Francesco Biamonti
Franco Russoli
Gianfranco Bruno
Giovanni Maria Farroni
Giovanni Cerri
Gualtiero Schonenberger
Guido Vergani
Leonardo Sciascia
Mario de Micheli
Mario Valsecchi
Marina de Stasio
Piero Chiara
Raffaele Carrieri
Raffaele De Grada
Renzo Margonaro
Roberto Tassi
Stefano Crespi
Vittorio Fagone

Mostre Personali
In corso
Archivio

Mostre Collettive
In corso
Archivio


 
mariopalmieri@giancarlocazzaniga.it