|
FLAVIA BENVENUTO STRUMENDO
La
disarmonia tra il mondo naturale e la sua rappresentazione nasce dalla
rottura tra l'interiorità, come luogo del nostro sapere, e l'esteriorità
come dimora dell'esperienza, del rapporto con il mondo. Il
bisogno di dialogo con la natura spesso, nell'arte contemporanea, si
traduce in un atto volontaristico, lirico e drammatico insieme; l'artista emblematizza gli elementi del paesaggio, quali "topoi" visivi di
un "viaggio" articolato su microeventi, scolpito dall'enigma del
quotidiano e destinato a consumarsi in una ricerca inconcludente di un
approdo appagante. Compreso in un destino "oscuro", colloquia
segretamente con il paesaggio: fruscii, messaggi indecifrabili, sussulti
scuotono il suo cuore avvertendolo che il vero senso della vita è celato
da un velo sottile e che l'intuizione di una verità può scaturire
improvvisa da un incontro... Cazzaniga,
nell'incognita attesa, ascolta, coglie gli umori, le vibrazioni, l'anima
che gli oggetti naturali sottendono. Il
suo scritto pittorico, vigoroso e delicato, è governato da un registro
accorto, maturato attraverso un meditato innesto di atmosfere lombarde con
altre di respiro internazionale, in una continua ricerca di stimoli e di
sperimentazioni tecniche (olio - pastello - acquerello - incisione....).
Formatosi nel febbrile ambiente esistenzialistico della Milano degli anni
60, Cazzaniga trova nel colore e nel gesto una personale misura per
disegnare la parabola della sua poetica e della sua intima problematica
esistenziale. Incarna il suo
microcosmo interiore in una vena lirica espressa con una pennellata
indefinita, vaga, con sfumature e contrasti cromatici, che abbozzano le
immagini variando una tematica costante (paesaggi floreali) nei modi più
imprevedibili. Paesaggi,
marine suggeriti dalla terra natale o dai luoghi esplorati nei suoi viaggi
(Sicilia, Marche...) vengono vestiti di una cromia vibrante, irradiata
dalla luce, che li sorprende in un attimo e li lascia sospesi in una
atmosfera rarefatta. I fiori, le foglie si aprono per scoprire l'intima
essenza della vita; i loro contorni resi, con abilissimi accorgimenti, con
esatti rapporti di tono, lievi e fragranti, si stemperano nello spazio -
uno spazio mentale - custode di ricordi di trepide mutazioni, quasi
depositario della ossessione di concretare un'ansia, captando e svelando
il sentimento profondo di un momento. Quando
indaga una natura aspra e tumultuosa (ginestra) la avvolge di una
luminosità perlacea, di silenziosa e melanconica solitudine, evocatrice
sì di reminiscenze leopardiane ma riconfigurata in un "sistema"
nuovo orchestrato su una nuova esperienza umana e culturale, velata, anche
nella pienezza di sensazioni, di un'ombra di inquietudine.
(2001)
Sulla scena artistica contemporanea G.
Cazzaniga è una presenza che si distingue per squisita discrezione e
straordinaria semplicità.
La sua notorietà, in larga misura, è legata all’essere tanta sua pittura musica
e, in particolare, musica jazz. Tra musica e pittura esistono profonde
corrispondenze. “La musica non dovrebbe essere altro che l’eccedenza di un
grande silenzio” (Yourcenar), l’approdo di una appassionata esplorazione
interiore governata da vibrazioni, da sensazioni che influiscono sulle emozioni,
sui pensieri, sui sentimenti. La pittura, quale musica silenziosa, è il mezzo
per rappresentare l’invisibile, per dare corpo alle apparenze oltre il visibile.
G. Cazzaniga si forma nell’ambiente fervido ed irrequieto della Milano del
dopoguerra. Agli esordi, si impegna a testimoniare il proprio tempo e a
conquistare una propria identità linguistico espressiva. Coltiva l’idea di arte
come attività conoscitiva che va al di là del gusto edonistico e che supera
l’orizzonte delimitato dal sistema tradizionale delle arti visive.
Nella ricerca di un suo stile, che è anche ansia di verità, medita e riporta
all’interno le sollecitazioni culturali che respira nella “sua” città e che
animano la discussione di intellettuali e di artisti che sente affini.
Sceglie, come compagni di strada, giovani controcorrente, attrezzati
culturalmente, un po’ dissacratori, un po’ bohemies che intendono
infrangere vecchie regole del sentire e del vedere e che si interrogano sul
senso dell’esistenza e delle esperienze umane.
La Milano di quello scorcio di tempo, “bella” e solidale li accoglie in spazi
consacrati, specchio di una cultura che vuole capire il mondo e ridisegnarlo
alla sua maniera; luoghi-segni in cui si suona e si ascolta il jazz, una musica
nuova, moderna, rivoluzionaria, dall’intensa carica ritmica. Essa esprime
insieme una visione del mondo e un modo di fare musica di cui G. Cazzaniga
avverte la fascinazione.
Toccato dall’accento più interiore delle note del cool-jazz — vicine alla sua
poetica intrisa di umori esistenziali — quasi a voler sottolineare la sua
vicenda con gli accordi suonati da altri musicisti, li “prolunga” trasferendoli
sulla tela; li incarna nei suoi jazzmen che, sfidando l’usura delle mode,
costituiscono uno dei temi dominanti tutta la sua parabola artistica sempre
garantita dalla qualità pittorica.
Cazzaniga caratterizza la sua pittura, che è passione ed inquietudine, con
passaggi sensibilissimi ed interventi fulminei e determinati. Rappresenta in
ambienti pervasi da un’aura misteriosa immagini scarne, sottratte ad ogni
lusinga di piacevolezza, cariche di tensione emotiva, giocate su un’accorta
calibratura di atmosfere soffuse e di gesti perentori.
I protagonisti, i jazzmen, appaiono isolati, immersi e circondati dal suono e
soffocati dal fumo di interni notturni, dilatati verso confini immateriali che
determinano un incantamento irreale.
L’intensità della riflessione poetica dell’artista si dispiega nella colorazione
profonda e sorvegliata, nelle pennellate di biacca, quali improvvisi balenii che
illuminano grigi morbidi, strisciati di accensioni di gialli fluorescenti; nei
segni o nelle tracce di neri rapidi ed allusivi che, spesso, si aggrovigliano e
si intrecciano definendo in modo convulso strumenti e musicisti, un unicum
percorso da un’energia che pare furia.
La strategia espressiva di G. Cazzaniga, pur lontana dalla descrizione, ha in sé
un alto potere narrativo: ogni pennellata, ogni segno prescindono dal pretesto
del soggetto e rimandano ad una realtà superiore, alla poesia dell’artista
ovattata da una sottile ritrosia e da un’insoddisfazione intima e sospesa che
segnalano una dimensione privata meditativa, un’anima che — nel sentire quel
particolare senso di malinconia che tutti gli spiriti veramente pensosi
sperimentano nel corso della vita — è presente a se stessa nella raggiunta
consapevolezza
“che ogni casa è un candelabro
dove le vite ardono
come candele isolate”
(Jorge Luis Borges, Strada ignota).
(2007) |
|