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GIOVANNI MARIA FARRONI
Il
disegno, come più volte è stato affermato, è rivelazione diretta: per
la sua stessa essenza mantiene una immediatezza di gesto e di significato
che il lungo travaglio del "nascere" delle opere di pittura o di
scultura finisce spesso per disperdere, o, quanto meno per diluire, attraverso
una mediazione intellettuale e operativa, l'atto originale
rivelativo-espressivo che viene così complicato se non addirittura
occultato. Di quì quel qualcosa di puro, di fresco e di abbagliante che
rintracciamo molto spesso nel disegno e non nelle altre opere d'atte che
richiedono una maggiore elaborazione. Per
Giancarlo Cazzaniga, uno dei più lombardi tra gli artisti lombardi che
contano, e quindi aperto al recepimento di impulsi provenienti dal mondo
esterno che lui riesce sapientemente a selezionare e trascrivete, è il
percorso di un'emozione, il tracciato di un libero volo immaginativo, la
curva di un puro sentimento che si offre in una notazione rapida,
essenziale eppure armoniosa come l'inarcarsi di un tema musicale. Non
c'è dubbio che in molti dei suoi disegni l'ispirazione naturalistica sia
presente. Ma non si tratta, in ogni caso, di una natura idilliaca e tanto
meno evasiva perché il costrutto di Cazzaniga è come un segno fermentante,
con un pathos doloroso e al tempo stesso virile, gonfio di linfa, di
sostanza viva e vivente. C'è, del resto da ricordare che mentre molti
artisti, da noi come in altri paesi del mondo, hanno inteso rifiutare la realtà
oggettiva tagliando i ponti con un'arte definita negativamente di
rappresentazione e quindi di imitazione, impegnati come sono a trovare la
"forma informe" al posto delle identità di forma e di materia,
l'arte di Cazzaniga è, secondo il nostro avviso, tra quelle che
smentiscono la pretesa inattualità di una figurazione ispirata alla
natura e all'umano, una rappresentazione, cioè, di verità. Non
sono molti, crediamo, gli artisti europei che, come lui, hanno elaborato
un ciclo così ampio dedicato ai protagonisti dei "blues", dei
"work songs", degli "spirituals", dei protagonisti del
"jazz", di coloro, insomma che, figli degli schiavi che tanto
hanno contribuito alla costruzione del grande impero bianco americano,
continuano ancor oggi ad affogare nel canto, nella musica e nella poesia
la pena di chi, ormai alle soglie del Duemila non è ancora del tutto
considerato eguale in un mondo di eguali. Quelle figure di suonatoti e di
cantanti da lui avvicinati nei famosi locali notturni, lo hanno
interessato perché vere, definite, incombenti e, nel medesimo tempo,
simboli ed emblemi carichi di significazione universale. "E
sia che Cazzaniga vada a cercate l'impatto improvviso e totale con la sua
luce in Sicilia, nelle Marche o sulle acque dove scomparve Palinuro, quel
che emerge come costante in quel suo stile sommesso e incisivo, è
l'antico dolce colorir di Lombardia". Questa puntuale osservazione di
Antonello Trombadori abbiamo voluto qui ripeterla perché ci sembra felicemente
calzante nel caso del cacciatore d'immagini che sa cogliere i pi8 nascosti
sussulti di luce c di colore, che sa captare i richiami di boschi solenni,
come la dolce musica delle tenere vallate o ì dardi del sole su spiagge
deserte, cavandone sempre elevata poesia. La
sua personalità sicura, autonoma e originale da tempo insediata in una
posizione molto elevata per una pittura assai ricca di valori plastici, è
completata da uria ricca attività grafica che ha sempre affiancato il
lavoro del pittore. Non è esagerato affermate che Giancarlo Cazzaniga è
uno dei maggiori disegnatori della sua generazione, con una sigla precisa,
con un segno che pur partendo quasi sempre in modo sommesso, si carica di
energia e di scattante decisione nel momento conclusivo sicché il
racconto grafico che ne risulta rivela un involucro-ordito frutto di
sinuosità e ovattati arabeschi con un nucleo vigoroso che esalta il
momento determinante della raffigurazione. Artista
giramondo, assetato di porzioni geografiche da ricordare interpretate ed
esaltare, nel grande libro della sua vicenda ha saputo inserite le spiagge
di Normandia, le ginestre del Cònero e di Cala d'Arconte, i colori della
Sicilia e quelli della Lombardia, i glicini del Lago di Como e quelli del
Poggio, gli angoli suggestivi della Toscana c della Calabria, fondendo i
notturni della Versilia con i ritmi dei suoi suonatori di jazz. Ed è
proprio osservando la molteplicità dei soggetti affrontati dei temi
svolti, dei cicli iniziati e conclusi, che risalta una storia filtrata da
autentica invenzione immaginativa; una voce vera, limpida cd incisiva nel
vasto panorama del disegno europeo. Come
Junger crede nell' "immane potenza del singolo", così Cazzaniga
(che non è scrittore pur scrivendo molto bene) crede fermamente nella sua
forza di pittore ben distante da scuderie, gruppi, correnti, congreghe di
qualsiasi genere. La sua è una indipendenza di così alta dignità da
farlo collocare, ideologicamente, sulle posizioni dell'individualismo
anarchico, nel senso dell'uomo che affida al proprio lavoro l'intera posta
del suo destino in gioco. La
sua azione, venuta caratterizzandosi in modo sempre più imperativo negli
anni che vanno dal 1970 in poi, non è esercitata nell'area della
sperimentazione, quanto in quella della rivelazione, attraverso gli strumenti
ed i mezzi tradizionali dell'immagine proiettata verso aspetti e
significati nuovi, tremendamente e dolcemente segreti, della realtà visibile
e quotidiana. E proprio in ciò, in questa posizione di Cazzaniga di
fronte alle vicende dell'arte moderna
(da non confondersi, come fanno quelli che battono facili scorciatoie, in
oziosa concessione a compiacimenti edonistici di stampo decadente) sta la
risposta adeguata ed attuale al mistero dell'angoscia che preme sull'uomo
nel suo colloquio con il mondo, con la natura e con sé stesso. Le
immagini descritte con il mezzo "povero" del disegno, sono sempre
e comunque in grado di darci il senso della solidità di un oggetto o
quello appena accennato di una lieve brezza che increspa il mare, perché
Cazzaniga ha nella mano la magistrale abilità di sintetizzate in pochi
tratti, in rapide volute quello che vuol dire riuscendo ad estendere il
potere figurativo ben oltre i limiti del convenzionale per inoltrarsi con
piglio deciso sui sentieri della più pura poesia.
(1982)
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