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RENZO MARGONARO
[...] Sono invece meditazioni
stratificate nel tempo, emozioni già provate e riascoltate; il rabbrividire
a pelo d'acqua delle ninfee, il pendolare e fioccante fiorire del glicine,
l'espandersi metallico delle percussioni sugli ottoni del batterista, la
penetrazione vibrata dei fiati spinti nei saxofoni.
Tutto ciò fa parte di un paesaggio interiore. Cazzaniga, dopotutto, non
appartiene alla nuova schiera dei vedutisti quali ciclicamente ricompaiono
sul fronte artistico.
Le scure atmosfere della musica jazz e quelle solari delle trionfanti
efflorescenze appartengono ad un unico paesaggio che non è certo una veduta,
bensì una visione.
(2001)
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