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Ritratto di Gianfranco Bruno

Antologia critica (1977)

Gianfranco Bruno

Proprio i pastelli recenti di Cazzaniga, per quello staccarsi di bagliori soffocati dal groviglio dei segni che cava l'oggetto naturale, stabiliscono una continuità ideale con quel mondo di larvali figure che ha caratterizzato il lavoro dell'artista intorno agli anni sessanta. Oggi la figura è scomparsa dall'immagine di Cazzaniga, ed è scomparso persino quell'embrione di nudo organico che emergeva dal corpo denso della pittura in anni più recenti: l'attenzione dell'artista è spostata sull'oggetto naturale, assunto in uno slancio emotivo che ne esalta le membrature e lo porge come centro focale del quadro su quella singolarità di gesto che da esso parte come centro nodale . dell'approccio al dato naturale, converge una ricchezza di tono che contempla gli affocati bagliori come il più sottile variare delle luci di natura. Alla finestra sul paesaggio, partito formale che disponeva un repentino affacciarsi sulla natura continua, si è sostituito più spesso il taglio orizzontale del quadro. L'orizzonte alto che accampa un primo piano dove muove nella materia densa una macerata vita della terra: l'orizzonte ribassato che apre vastità di cielo dove trascorre una variata storia di luci. La pittura di Cazzaniga è infine un felice abbandono alla vicenda di natura: se sulla sua immagine preme la memoria di grandi esperienze del moderno naturalismo è anche vero che la scelta della gamma tonale di gialli, verdi, di bruni, e il soffio di natura diretta - assente il dramma del distacco dall'oggetto vissuto come fuggevole ambigua presenza - inclina verso i chiarori e i felici respiri del naturalismo lombardo. Il grumo informale, l'ansia d'essere addentro le cose, s'è sciolta in una libera disponibilità a vivere gli eventi di natura come un tempo e uno spazio ove ricondurre in totale abbandono l'acquisito dominio della materia tonale. Persino il groviglio dei segni, quando appare, è indizio di un rovello presto disciolto nell'aperto dilagare di una serena continuità di luce. E privo di dramma è l'accenno a larve di figure, ombre nella chiarità bruciata di piani d'erba: presenze che nascono ancora dall'analitica di un segno che morde le efflorescenze di una ritrovata natura. (1977)