← Indice antologia critica
Ritratto di Piero Chiara

Antologia critica (1972)

Piero Chiara

Mi sono incontrato la prima volta con Giancarlo Cazzaniga nel 1962, tra le pagine di una rivista sulla quale era toccato a lui l'incarico di illustrare con alcuni acquarelli la Valsoda, e a me, quello di descriverne l'aspetto. I paesaggi dipinti allora da Cazzaniga, vaporosi e morbidi ma segnati al centro o in qualche punto da un preciso geroglifico, quasi un segnale grafico di reperimento dell'immagine nell'effusione poetica dell'insieme, potevano sembrare, per contagio, fogazzariani. Ma era solo una coincidenza casuale, perché dimostravano chiaramente, e per virtù loro propria, una preesistente disposizione neo-romantica, che doveva documentarsi sempre più in seguito, e che è divenuta, nel corso di una decina d'anni, la forma e lo stile di una ben individuata personalità artistica. Il secondo incontro con Giancarlo Cazzaniga lo ebbi nel 1968, quando egli accettò di arricchire con cinque acqueforti una preziosa edizione delle Cinque lettere della monaca portoghese da me curata. Anche in quel duello di bianchi e neri ineludibili, l'Artista seppe effondere, per simboli ma con rigorosi e nitidi grafismi, la malinconia di un antico secentesco dramma del sentimento, che era forse la stessa malinconia dell'animo suo, chino su astratte viole, su concrezioni marine o arboree, sopra efflorescenze calcaree e altre indefinibili esplosioni di cromatiche essenze. Di tali motivi e forme, ascoltati nella solitudine di una attività che aveva pochi conforti nel clima sconvolto delle ricerche contemporanee, si sostanziavano le immagini che apparvero tra il 1965 e il 1970 in una serie di suoi quadri. Immerse in una luce svenevole, ma solidificate, per contrasto, in un disegno tanto più corposo quanto più allusivo e astratto, le sue visioni si offrivano, su piani di rarefatta sostanza coloristica, come pura materia di un metafisico dolore. II suo neoromanticismo perdeva ogni ambiguità in quelle opere solari ma gravide all'interno di umori terrestri, prendeva forme vigorose e tenere nello stesso tempo, si dispiegava in una sommessa e calda armonia di toni che riuscivano a comunicare senza residui narrativi e prosatici tutta la carica poetica di un artista che va considerato tra i più caratterizzati e indicativi del nostro tempo. Un tempo che nonostante le sue ansie avveniristiche, appartiene ancora, e in molti casi felicemente, tanto in Italia che fuori, all'epoca del Romanticismo e del Decadentismo, cioè a un momento estetico di inesauribile e sempre prorogabile vitalità. (1972)